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Lo sviluppo sostenibile
G. H. Brundtland nel Rapporto "Our Common Future" (1987), definì
sostenibile quello sviluppo capace di “…rispondere alle necessità
del presente senza compromettere la capacità
delle generazioni future di soddisfare le proprie”.
Il Percorso storico:
1987, Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo
dell’Assemblea Generale ONU
1992, Rio de Janeiro: Conferenza delle Nazioni Unite
su Ambiente e Sviluppo
1994, Carta di Aalborg approvata durante
la Prima Conferenza delle Città Sostenibili.
Nasce la Campagna Europea delle Città Sostenibili
1997, Trattato Amsterdam integra il Trattato di Maastricht
introducendo l’obiettivo della sostenibilità nelle
strategie dell’Unione Europea
1998, Quinto Programma d’Azione dell’UE
a favore dell’Ambiente
1999, Nasce il Coordinamento Italiano Agende 21 Locali
2000, Appello di Hannover
2001, Sesto Programma d’Azione dell’UE
a favore dell’Ambiente
2002, Rio+10. Seconda Conferenza Mondiale sullo Sviluppo
Sostenibile di Johannesburg (26 Agosto - 4 Settembre).
L’evoluzione di un nuovo atteggiamento verso il
Pianeta
Il dibattito sulla questione ambientale, nato tra gli anni ’60 e
’70 del secolo scorso con la formazione delle prime Associazioni
ambientaliste, ebbe come nodo centrale il rapporto tra economia e
ambiente, nella sempre più evidente necessità di preservare la
qualità del patrimonio naturale e nella consapevolezza che,
essendo le risorse del pianeta tendenzialmente esauribili,
dovessero essere rivisti ed equilibrati i modelli di sviluppo.
Da
Stoccolma a Rio
"La Terra come capitale da preservare, nella considerazione del
rapporto critico tra crescita ed ecosistema e del processo
irreversibile costituito dallo sfruttamento delle risorse non
rinnovabili": questo il tema di base affrontato nel 1972 dalla
Conferenza di Stoccolma, la prima che, su scala mondiale,
toccasse i temi ambientali e adottasse una
Dichiarazione all’interno della quale la tutela dell’ambiente
diveniva parte integrante dello sviluppo, uno sviluppo compatibile
con le esigenze di salvaguardia delle risorse.
La percezione del Pianeta quale sistema chiuso, nel quale ogni
risorsa naturale trova i suoi limiti nella disponibilità e nella
capacità di assorbimento dell’ecosistema, in altre parole la
coscienza dei limiti dello sviluppo, aprì in quegli anni la strada
ad un dibattito profondo e ad una crescente attenzione da parte
della comunità scientifica e della società civile.
Dalla consapevolezza di voler operare verso azioni orientate alla
ecogestione del territorio e delle attività antropiche prende
l’avvio il concetto di “Sostenibilità”
e “Sviluppo
Sostenibile”,
contenuto nel Rapporto Our Common Future (1987) della World
Commission on Environment and Development (Commissione Bruntland),
che gli diede la sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che “garantisce
i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la
possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i
propri”.
Il concetto informatore di questo modello di sviluppo, compatibile
con le esigenze di tutela e salvaguardia delle risorse e capitale
dell’umanità, ripropone una visione del mondo nella quale il fine
ultimo è rappresentato dal raggiungimento di una migliore qualità
della vita, dalla diffusione di una prosperità crescente ed equa,
dal conseguimento di un livello ambientale non dannoso per l’uomo
e per le altre specie viventi e nel quale sia possibile una più
equa accessibilità alle risorse. Nascono proprio in quegli anni i
presupposti dell’economia ecologica e dell’economia ambientale,
come nuovo campo di studi ove rileggere e valutare le
interrelazioni tra ambiente ed economia. L’economia ambientale
avvia, più specificamente, l’approfondimento di alcune tematiche
di particolare rilievo nella definizione e nella comprensione
delle relazioni tra salvaguardia ambientale, perseguimento
dell’efficienza economica e fallimenti di mercato, come nel caso
delle esternalità ambientali e del livello ottimo di inquinamento.
Affronta, inoltre, il problema della valutazione economica delle
risorse ambientali, degli strumenti di politica economica e
fiscale per il controllo delle esternalità e dei problemi
ambientali (imposte ambientali).
Altro caposaldo dello sviluppo sostenibile è rappresentato dalla
Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro
nel 1992 che, nella sua Dichiarazione, sancisce i 27 Principi su
ambiente e sviluppo, i
Principi delle foreste e l’Agenda 21,
ancora oggi vivi ed attuali. Lo sviluppo sostenibile assume quindi
le caratteristiche di concetto integrato, avocando a sè la
necessità di coniugare le tre dimensioni fondamentali e
inscindibili di Ambiente, Economia e Società, dato che risulta
evidente come l’azione ambientale da sola non possa esaurire la
sfida: ogni piano o politica di intervento,
infatti, deve rispondere ad una visione integrata e definire sia
impatti economici che sociali ed ambientali. Il progresso
tecnologico sostenibile si pone allora quale strumento per
raggiungere l’obiettivo di un uso oculato delle risorse naturali
diminuendo il consumo di quelle non rinnovabili, della limitazione
dei rifiuti prodotti e della sostituzione del capitale naturale
(territorio, risorse materiali, specie viventi) con capitale
costruito (risorse naturali trasformate).
La Conferenza di Rio, contestualmente, lanciava la
Convenzione sulla Diversità biologica, la
Convenzione sui Cambiamenti climatici e quella sulla
Desertificazione, adottata poi nel 1994.
Sostenibilità globale e locale
Agenda 21, in cui si “…riconosce
che operare verso lo sviluppo sostenibile è principale
responsabilità dei Governi e richiede strategie, politiche, piani
a livello nazionale…”,
è il programma di azioni indicato dalla Conferenza di Rio per
invertire l’impatto negativo delle attività antropiche
sull’ambiente. L'Agenda definisce attività da intraprendere,
soggetti da coinvolgere e mezzi da utilizzare in relazione alle
tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (Ambiente, Economia,
Società), ponendosi come processo complesso data la diversa natura
dei problemi affrontati e gli inevitabili riferimenti alle più
diverse scale di governo degli interventi. I problemi ambientali
si attestano infatti sia su di una dimensione globale, nell’ambito
della quale si manifestano effetti di portata planetaria, sia su
di una dimensione locale caratterizzata da fenomeni specifici,
legati allo stato dell’ambiente e ad attività che sul medesimo
territorio hanno sede.
Entro questo scenario hanno preso mano a mano rilevanza temi come
la pianificazione strategica integrata, la concertazione, la
partecipazione della comunità ai processi decisionali, la ricerca
e la sperimentazione di strumenti operativi adeguati, alla cui
soluzione si stanno impegnando da alcuni decenni e con prevedibili
difficoltà, le Comunità internazionali e nazionali, ai diversi
livelli.
Da Rio a Johannesburg
Altri eventi salienti riguardanti lo sviluppo sostenibile si sono
verificati negli anni che seguirono la Conferenza di Rio, e tra
questi si ricordano:
Dal
1992 al 2002, i dieci anni che separano il Vertice di Rio da
quello di
Johannesburg, il Summit destinato a rafforzare l’impegno
globale verso lo sviluppo sostenibile, si è diventati mano a mano
consapevoli di come il cammino verso un mondo più sostenibile sia
molto più lento e difficoltoso di quanto ci si aspettava e che le
prospettive stesse di Rio, a parte qualche progresso specifico a
livello nazionale o regionale, non siano state mantenute. Il
Vertice di Johannesburg, conclusosi con la presentazione del
Piano di attuazione e la definizione di cinque nuovi
targets, si richiama agli eventi di Stoccolma e di Rio ed
attribuisce al compimento del processo di Agenda 21 il ruolo
fondamentale per la realizzazione dello sviluppo sostenibile. |